119

Alégher, alégher, che 'l büŝ del cül l'é négher!

Invito triviale a stare su di morale, anche quando non c'è motivo.


120

A rìŝ e vèrŝe.

"Arrivederci" (giocato scherzosamente sull'assonanza di "a riso e verze").


121

Dùe te vé a netàl?

Volgare domanda giocata sull'assonanza di "natàl" e "netàl". In realtà, quello che si chiede non è "dove vai a Natale?", bensì "dove vai a pulirlo?".


122

L'usterìa de le gròte, tra el büŝ del cül e le balòte.

Ad una domanda tipo "dove andiamo?", il "poeta" della compagnia era pronto a rispondere con la greve indicazione.


123

Léca 'l cül de la gràn merdàda.

Scherzoso e greve doppiosenso giocato su una frase in francese ("le calcül de la gran mer Dada", il calcolo della nonna Dada).


124

Pecòla, malàtìa del cül che mòla.

Uno domandava "che malattia ha?"; l’altro rispondeva "la pecòla"; il primo cadeva nel
tranello, ridomandando "ma che malattia è? "; la risposta finale era "la malattia del peto".


125

Quan gh'é el remòl, la regìna l'é rabiàda.

Facezia giocata sul doppio senso della voce "remòl" con "rè mòl" <re molle>.


126

Taràn tarón tantìra.

"Ti arrangerò stasera".
Detto per scherno, in risposta alle minacce di qualcuno di cui non si ha proprio paura.


127

Tra le tèt e le tèt e méŝa.

Scherzo verbale sull'assonanza fra "sèt" e "tète".


128

El mùnd l'é bèl, perchè l'é avariàd.

"Il mondo è bello, perché è "avariato".
Gioco di parole tra "variàd" <vario>, e "avariàd" <avariato>.


129

Osi sì.

"Ossa sì"; pronunciato come "o, sì, sì", per prendere in giro una persona tutt'ossa.


130

"Gnarì?" - "gnarò" - "gnarì, gnarò, gnarì gnàgneri".

"Verrete?" - "verrò" - "verrete, verrò, non verrete neanche".
Scioglilingua scherzoso usato per esprimere il dubbio che uno mantenga la ripetuta promessa di venirci a trovare, di farsi trovare ad un appuntamento; "gnàgneri" è un ibrido fra "gnàgnera" e "gnànca".


131

Va' che/va' a cà tua.

"Guarda che/va' a casa tua".
Usati come scherzo verbale giocato sul suono equivoco delle parole, che unite suonano "vàche" e "vàca tua" (es. "va' che sém rivàdi" significa "guarda che siamo arrivati", ma anche "vacche, siamo arrivati").


132

"Sei màrso?".

"Sei marcio?”, che significa anche "sei marzo". Innocente scherzo verbale.


133

Tant rüŝà per fàla, l'é scapàda nel tégnela.

"Tanto sforzo per fare un peto ...ed è partito quando si voleva trattenerlo".
A commento di uno sforzo che ha prodotto risultati controproducenti e fuori tempo.


134

Pulénta frégia, furmài de tàra, l'é la pastüra per scureŝà.

(Sulle note di "Bandiera rossa").


135

Carlo Magno pisadù,
quan che 'l càga el fa udù,
quan che 'l pìsa el fa panìsa,
Carlo Magno ràbia e stìsa.

Tiritera irriverente, cantata come manifestazione di volgarità fine a se stessa, o per esasperare ragazzi già in preda alla stizza.


136

Mì son …, quèl bèl,
pitüràd cun la pùnta del penèl,
spùrch de mèrda,
per nun fà che la se pèrda.

Era la descrizione che faceva di sé un cliente (i puntini nascondono per discrezione un nome ancora conosciuto), all’ingresso nell’osteria di un quartiere popolare.


137

Giuanìn bèl fiùuur...

Modo di dire a commento di un peto ventoso.


138

Signorìna, dal prìm dì che l'ho vìsta, me s'é scürtàd la vìsta, me s'é ŝlungàd Batìsta.

Formula per un’ ironica dichiarazione di amore "passionale".


139

Sül püsé bèl cagà gh'é pü de mèrda.

Al culmine del divertimento, vengono a mancare i motivi per divertirsi (considerazione che si fa quando si è costretti a interrompere un gioco, una conversazione, un pranzo gradevoli).


140

S'te védi i tò, salüda i mè (o viceversa).

"Se vedi i tuoi, saluta i miei"
Motto scherzoso, con doppiosenso.


141

Una lavàda e una sügàda e la par gnànca druàda.

"Una lavata e un'asciugata e non sembra nemmeno adoperata".
(Il lettore malizioso ha già capito di che si tratta).


142

Dedré dal brüm!

In quel posto! (quando si voleva negare con decisione qualcosa a qualcuno; brüm è qui sinonimo di <sedere>).